Sono sempre stato affascinato dalle differenti tecniche fotografiche. In particolare, da quando ho tra le mani una fotocamera digitale mi sono appassionato alla tecnica dell’infrarosso. Premetto innanzitutto che la mia formazione sull’argomento nasce dai pareri raccolti sui forum, siti specializzati e risorse varie pescate dalla grande rete. Occorre innanzitutto sottolineare che le fotocamere digitali nascono con un filtro apposito posto davanti al sensore che blocca il passaggio dei raggi infrarossi quindi per poter effettuare uno scatto degno ti tale nome ci sono due opportunità:
1) rimuovere tale filtro con un’operazione “chirurgica”
2) utilizzare filtri dedicati e pose lunghe.. molto lunghe anche di giorno.
La prima modalità rappresenta sicuramente la via migliore in quanto la macchina diventerebbe in grado di scattare con tempi normali e sostenibili a mano libera ma, d’altro canto, l’operazione va effettuata da personale esperto ed è necessario tenere presente che, oltre a perdere l’eventuale garanzia in essere, basta una piccola distrazione per renderla inservibile senza dimenticare che, una volta modificata, la macchina non potrà più essere usata se non per la fotografia IR. Valutati i costi, pro e contro ho deciso quindi di utilizzare filtri dedicati. Dopo una piccola ricerca mi son imbattuto in un filtro HOYA R72 da 52 mm che ho montato prontamente sul mio EF 50mm f 1.8 MK II. La difficoltà più grossa che ho incontrato (ma che incontro tuttora) riguarda la messa a fuoco in quanto tale ottica non possiede scala graduata, ancora meno la scala graduata con gli infrarossi. La messa a fuoco infatti con e senza filtro varia leggermente. Se la giornata è molto soleggiata e si fotografa nelle ore più calde (insomma tutte le condizioni di luce che normalmente vanno evitate) con la mia fotocamera ho notato che riesce ad agganciare il punto di messa a fuoco dando risultati apprezzabili; in alternativa effettuo una prima messa a fuoco senza il filtro e poi lo riavvito.. e incrocio le dita. Questo che segue è uno dei primi scatti che ho fatto con questa tecnica. Il risultato è apprezzabile anche se il tempo di scatto lungo e un po’ di vento hanno generato un po’ di mosso nelle foglie:
La fotografia infrarosso richiede comunque una post produzione non indifferente. Non si tratta di niente di impossibile certo è che, una volta scattato, rigorosamente in RAW, avremo tra le mani uno scatto rosso. A questo punto tramite Adobe Camera Raw o altro software in grado di gestire questo formato, dovremo effettuare un bilanciamento del bianco prendendo come punto di bianco le foglie più chiare generando così uno scatto corretto e editabile. Qualche aggiustamento di livelli e curve per migliorare il contrasto, un’eventuale maschera e lo scatto è pronto. E’ possibile inoltre effettuare ulteriori elaborazioni. Tra quelle più frequenti vale la pena citare gli interventi a livello di miscelazione colore in modo da poter dare allo scatto un’aria sovrannaturale, come ad esempio in questo scatto:
Qui ho effettuato invece una miscelazione invertendo i canali rosso (R: 0% – G: 0% – B:100%) e il canale blu (R: 100% – G: 0% – B: 0%) Questi due sono stati proprio i primi esperimenti a cui hanno fatto seguito altri ancora, seguiti al cambio della fotocamera e alla modifica del corredo. In particolare questa estate mi sono imbattuto in alcuni scatti effettuati con obiettivi con attacco a vite M42, così con una spesa relativamente bassa da un sito di aste on-line, mi sono accaparrato un obiettivo e un adattatore a vite per poter montare tutto sulla 40d. Ovviamente si tratta di un obiettivo da utilizzare completamente in manuale in quanto la macchina non è assolutamente in grado di leggere alcun dato, quindi richiede una certa pazienza e dimistichezza che sto ancora acquisendo.
Per vedere altri scatti potete visitare l’apposita sezione all’interno del mio Flickr:
























